Mentre continuano a chiederci e a spuntare le classifiche del decennio (argh), già ci si chiede come -e SE- suonerà la musica del secolo presente. Probabilmente il crossing delle etnie porterà inedite sfumature, già M.I.A. e seguaci levano i propri vessilli, ma un tentativo retrofuturista, cioè di previsione, lo operò a cavallo del Duemila il panorama black che si orientava alla valorizzazione di radici jazz e cinematografiche dentro l’elettronica. A dimostrare come niente invecchia se trattato bene, arriva “Sicksenses†di Mole, EP liberamente scaricabile da oggi nel sito dell’attenta etichetta udinese ReddArmy.
Il rapper di Belluno, protagonista nella scorsa temporada di un album pregno di significati (“Nero viaggiatoreâ€) e di diversità in stile personale frutto di una ricca e disparata collezione di dischi, edita sei tracce tutte di ispirazione diversa fra loro, in corrispondenza dei 5+1 sensi, con facile calembour (sick senses > sixenses) ad abbracciare altrettante possibilità di evoluzione, dopo aver prestato voce e testi al progetto reggae Maci’s Mobile e pianificato la ventura release con la fida e incendiaria band Moonwalktet quando il 2010 sarà una faccenda consolidata.
Apre Nostalgicodore, un brano definibile come 100% Mole, in cui la melodia della voce femminile riempie gli spazi lasciati dal flow di Andrea Riva in un contesto urbano di liquido r’n’b. Poi Words of the time, che gira e brilla come un crazy diamond (non vuol dire “diamante grezzoâ€, o Ventura) nel pulviscolo delle 4 del mattino, ambient creolo per rullante e charleston con liriche minimali in inglese sommerso. Reclame inizia St.Germain in a hammond grooviglio, la voce rilascia eco, rime radiofile da successo scritto e tanti cambi di passo intelligenti, con assolo d’ottone da spriz hour 2002: il tropicalismo è una soluzione praticabile per l’Atlantide 4et, rincorre la velocità con ritmo naturale prima dei sample da Le aziende informano (cfr. Fare $oldi). Spazio al dub nell’intestazione e nei fatti: prima Dubtasting va in chillout –quanto tempo che non scrivevo questa parola…- all’erta downtempo, base apparente per futuri skit con la spezia analogica dell’organo, poi la più aggressiva Dubtouching rivela ancora una volta grande apertura mentale in musica con spiragli Thievery Corporation e Jazzanova. Chiude la psicotropa Play like a child, anche questa molto bella e abbondante di stimoli: latin jazz, breakbeat mid’90s, le produzioni brasiliane a Londra (Da Lata), frequenze basse che si avviluppano, fusion in levare, rumori arcade… Mole gioca come un bambino con gli elementi costitutivi del suo sound, che scopriamo essere più ampio dei già mirabili esempi conosciuti finora. E come un bambino, pare innocente ma ti frega: alle viste anche una prestigiosa collaborazione con alcuni signori nazionali della pista e del remix… Dati cause e pretesto, nel chiederci dove ci porterà per mano la prossima volta sale l’attesa vibrante per quanto l’uomo farà di qui a pochi mesi.
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Pubblicato Monday, October 5th, 2009 at 2:36 pm nella categoria Dicono di noi con le tag Mole. Potete seguire i commenti tramite il RSS 2.0 feed.